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01. Inizio
Cari amici vicini e lontani, ho cominciato a provare seriamente col gruppo e non sto sfigurando affatto, anche perche' ho fatto ripetizioni con un maestro d'eccezione: Vinicius Cantuaria, posso migliorare e devo con le ritmiche brasiliane. La citta' mi vuole bene, a cominciare dagli idranti e a finire coi tombini, passando per la rete della subway e la folla delle cinque. La notte poi mi si apre addosso con ventate di occhi e carezze di fiamma. Arto e' un po' stanco (jet leg compreso) ma ci si diverte. Il mondiale di calcio qui inaspettatamente e' divenuto un cult. Venerdi' tutti dai gemelli Pace (del gruppo Blonde Redhead) a vedere Italia-Francia. Domani vi comunico le date dei concerti.
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02. Francia-Italia dagli USA
La mattina e' cominciata nel letto, alzarsi controvoglia alle nove e mezzo per tornare a Manhattan a vedere la partita a casa dei gemelli Pace (Blonde Redhead), c'era anche Arto. Come sempre ho fatto tardi, stavolta colpa della metro J che viaggiava su un unico binario. Quante facce e gente che ormai mi sembra di conoscere, e le ragazze con le quali flirto solo con lo sguardo. Pensavo che in fondo mi doveva fregare relativamente di questa partita, visto che in questi giorni in un certo senso comincia la mia carriera come musicista e mi sento molto compreso dell'avvenimento. Pero' ho anche capito che era inutile sottrarsi alla "chiamata" del mondiale di calcio, e poi devo ancora capire perche' siamo in tanti a seguire con un certo coinvolgimento questo torneo, anche lo stesso Arto e Lucio Dalla. L'Italia di Maldini pur non avendo un gioco del tutto convincente in fondo si e' fatta voler bene, anche e' soprattutto in quest'ultima partita dove mi sembra abbia dato tutto quel che poteva. Per farla breve adesso sono molto abbattuto per quest'ennesima sconfitta ai rigori, piu' di quanto lo sia stato nel '90 contro l'Argentina o nel '94 in finale contro il Brasile, senza ancora capire perche', e sentendomi anche un po' ridicolo visto che come molti direbbero "si tratta soltanto di una partita di calcio"...
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03. Abbaiare
Mi sto preparando alla partenza con tutte le premesse per un bellissimo viaggio. ho vissuto giorni come un ballerino nella pioggia, con i capelli umidi come un cane, e gli odori fumanti della citta' a farmi da segnali stradali.
oggi prendo il treno per bruxelles, che e' poi un treno volante molto piu' scomodo. arriviamo all'alba, immagino tra la nebbia, con le ombre dei nostri strumenti musicali che faranno paura ai contadini. domani proveremo tutto il giorno fino alla partita del brasile, chissa' se in belgio tiferanno olanda...
mercoledi' si suona, peccato che non posso incrociare le dita mentre suono la chitarra...
giovedi' sono a Lugano, e da li' in poi e' camminata in pullmino su e giu' per l'alta italia. sono contento.
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04. Il milione
Oggi da Ferrara finalmente posso collegarmi in rete. Ho lasciato New York lo scorso lunedi' con Arto e siamo volati a Bruxelles. Nell'aereo ho fatto amicizia con una biologa olandese con cui abbiamo parlato di DNA e di clonazione, e con uno studente di letteratura portoghese che mi ha prestato Minima Moralia di Adorno. A Bruxelles era piu' freddo di almeno dieci gradi. Quasi sempre nuvoloso, con le nuvole perlate e basse. Non potevo chiedere di meglio della stanza allo Sheraton. La citta' e' il simbolo dell'Europa degli affari, delle ventiquattrore (piena di locali notturni con strip tease).
Prima del concerto sono andato con Arto a vedere il Frankfurt Ballet diretto da William Forsythe e ho conosciuto un violinista russo, Maxim, con cui poi ho fatto tardi a parlare di yin e yang, donna e uomo e dell'avere dei figli .
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05. Non tutte le canzoni escono dal buco
Ultimamente mi sono reso conto che lasciato solo con una semplice inquietudine non mi dispongo necessariamente in uno stato di veglia, di lucidita'. Uno pensa come diceva il vecchio Freud che essere un po' depressi, o leggermente tormentati ti dovrebbe fornire un punto di vista ottimale sulla realta'.
Invece ho riscontrato in me questo fenomeno di assorbimento e di annebbiamento dei sensi che sembrerebbe tipico delle sostanze stupefacenti invece e' un fatto endemico. Si puo' non fumare, non bere, illudersi di essere piu' lucidi ma di fatto si finisce preda di certi meccanismi di autoassorbimento narcisistico magari, o di apatia, o di entusiasmo immotivato. Sono forse quelle famose sostanze chimiche di cui il nostro corpo gia' dispone, che non sappiamo ancora controllare.
Il fatto e' che io aldila' di tutto vorrei vincere la dipendenza' da me stesso, forse perche' alle volte la realta' cosi' vera trapassa i nostri occhi, i nostri sensi e vorremmo essere la' fuori solo a farci attraversare, a vibrare come una lamina sottile di metallo; credo che sia di fatto impossibile alienare le proprie "zavorre", ecco perche' ne aggiungiamo altre a non finire, per confondere ulteriormente il nostro cammino a ritroso. Oppure e' proprio amumentando la propria dipendenza fisica, ma non dico soltanto a delle sostanze particolari, parlo del cibo, del sesso, addirittura una certa dose di coercizione, forse si finisce per determinare un nuovo stato di lucidita'. Io non ho ancora capito se durante il servizio militare ero lucido mentre mi commuovevo quasi a guardare il tetto della caserma e il cielo durante l'alzabandiera.
Altro disappunto, non riuscire a esprimere questo che ti dico attraverso le mie canzoni, e poi la canzone in se' ha un carattere medianico che ti impedisce di usarla come contenitore di informazioni o di emozioni veramente tue. La canzone naviga da sola, basta seguire certe regole con attenzione. E qui la mia e' mancanza di disciplina ma anche irriverenza.
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06. Cantautore
Le mie notizie girachetirigira sono sempre le stesse. il chirurgo mi ha dato appuntamento lunedi' prossimo, ma sostiene che non e' da considerarsi un'urgenza. da arto non ho ancora sentito ma ti assicuro che e' logorante. stasera ho incontrato cristiano b, quel regista per il quale dovevo fare la canzone, mi ha chiamato qualche giorno fa e io mi sono riempito di giustificazioni per non essermi piu' fatto vivo, lui ha detto - non ti preoccupare, mi fa giusto piacere conoscerti, farti vedere qualche spezzone del film - cosi' sono andato e sono arrivato con quasi un'ora di ritardo. ero piccolo piccolo e mi vergognavo molto. il film e' divefrtente e ben recitato, almeno da cio' che ho visto. poi siamo andati a mangiare in una bettola e gli ho fatto sentire le canzoni. anzi prima gli ho fatto il solito bollettino dalla-lindsay, e lui dice -secondo me anche se dalla ti da' poco e' gia' un buon punto di inizio - insomma mi ha fatto pensare - e se in fondo stessi sbagliando tutto? se solo beccassi qualche milione per fare n demo decente? no, non senza arto. non lo so. poi insomma bortone ha sentito alcune delle mie canzoni che avevo su dat, le ascoltava mentre mangiava la sua simmenthal e diceva, ah ho capito e' folk... mi sono ritrovato addosso i panni del folk songwriter e sentivo di non poter ribattere....
comunque questo tipo non e' male, ti diro'. il suo aiuto regista e' cosimo, grande amico dell'ex di silvia: claudio. poi ho incontrato andrea a san calisto, serata neutra, quasi piacevole. non poteva mancare l'arrivo di ketty che per la prima mezzora, visto che non ce la siamo cacata di striscio, era nera di rabbia. poi pero' a me e' venuto un senso di scollamento da tutto e da tutti, si roma mi piace, mi commuove quasi, mi sento vecchio, lontano da tutto. abbiamo parlato anche di questo alla fine, cercavano di consolarmi. io non mi sento male, e' solo che non provo nessuna emozione, al massimo l'emozione per non provare l'emozione che mi aspetto di avere. continuo a stupirmi per non aver voglia di fumare e mi chiedo che cosa proverei a fare le stesse cose con la microaspettativa della sigaretta, il gesto, l'odore del fumo, il sapore, gli sguardi, la sigaretta tra le mani, cazzate ma intanto la vita - soprattutto quella serale sociale dei giovani di cui facevo parte e ora non piu' - e' fatta anche di questo. i tempi di scuola, di quando avrei potuto telefonare alle mie compagne di classe per fare i compiti insieme, sono finiti, per me non ci sono mai stati.
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L'IMAGINAIRE D'APRES NATURE
Dalle origini ad oggi la fotografia non e' cambiata se non negli aspetti tecnici che per me non sono di fondamentale importanza.
La fotografia sembra essere una facile attivita', in realta' e' un processo variegato ed ambiguo che ha soltanto un denominatore comune fra tutti coloro che la praticano: lo strumento.
Cio' che emerge da questa macchina-registro non sfugge alle forze economiche di un mondo di sperpero, di tensioni che diventano sempre piu' intense e dalle insane conseguenze ecologiche. Non mi interessa "fabbricare" o mettere in scena la fotografia. E se esprimo un giudizio puo' essere soltanto a livello psicologico o sociologico.
Per "dare un significato" al mondo bisogna sentirsi coinvolti in quello che si inquadra nel mirino. Questa attitudine richiede concentrazione, mente disciplinata, sensibilita' e senso della geometria. E' economizzando fortemente i mezzi che si giunge alla semplicita' dell'espressione. Bisogna sempre riprendere fotografie con il massimo rispetto per soggetto e per se stessi. Riprendere fotografie e' trattenere il respiro quando tutte le facolta' convergono sulla superficie della realta' sfuggevole. E' proprio in quel momento che padroneggiare l'immagine diviene una grande gioia fisica ed intellettuale. Fare fotografie significa riconoscere - contemporaneamente e in una frazione di secondo - l'evento in se stesso e la rigorosa organizzazione delle forme visuali percepite che danno all'evento significato. E' mettere la propria testa, il proprio occhio ed il proprio cuore sullo stesso asse.
Per quanto mi riguarda, fare fotografie e' un mezzo per comprendere, che non puo' essere separato dagli altri mezzi dell'espressione visiva.
E' un modo per urlare, per liberare se stessi, non per dimostrare od asserire la propria originalita'.
E' un modo di vivere. Henri Cartier Bresson
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07. Grilli
Non dormire piu' di sette ore
alzarsi di mattina
quando la luce passa dall'azzurro al giallino
camminare a piedi freddi verso lo specchio
siamo cambiati?
Da te non si sentono grilli
ne' io per te
e le strade sono nere
gia' di pomeriggio.
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08. Arrivato
Ciao, sono contento di comunicarvi che malgrado la mia sovrapposizione di ansie sono alla fine giunto salvo a NY (nessun problema di check in eccessivo, nessun incidente aereo, nessun problema alla dogana, o valige disperse...)
Domani sembra proprio che si suoni, cioe' io nel gruppo di Arto Lindsay alla gloriosa Knitting Factory.
Ovviamente questo e' l'inizio di una nuova avventura...
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09. Il risveglio nell'alba arancione di Williamsburg
Se notte c'e' stata e' durata troppo poco, per ora. Mi sono svegliato alle sei e mezzo con gli occhi sgranati. Dalla finestra della stanza di Kathy si vedeva il vecchio grattacielo abbandonato tinto di arancione e io cercavo di ricordare un sogno molto articolato. Ho l'impressione di star covando una nuova influenza, giusto a ridosso del concerto di stasera, con il naso triste e gli occhi affogati. Me lo sento perche' ho quella fastidiosa ipersensibilita' agli spifferi e ce ne uno proprio sotto la finestra sul letto: non so come passi attraverso il piumone e mi va a solleticare il fondo schiena tra il golf a collo alto (avevo avuto la premura di infilarlo prima di andare a dormire) e le mutande.
Per il concerto di stasera ho portato la mia semiacustica Vester, con l'effetto Cry Baby, ma Arto si e' raccomandato soprattutto per il vestito...
Sto scrivendo dal bagno, provero' a rituffarmi nel letto
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10. Semafori grigi
Siamo andati sul palco della Knitting Factory alle dieci di ieri sera. Non c’era il clima delle grandi occasioni, il sound era impossibile sul palco e credo appena decente per il pubblico. Io ho fatto il mio dovere ma avrei anche potuto evitare certe leggerezze di tocco su alcune canzoni. La voce di Arto si sentiva a malapena ma il pubblico ha gradito e in effetti qualche canzone mi sembra abbia girato comunque. Questi rock festival sono male organizzati per definizione, è uno chic esotico, l’approssimazione casual della alernative culture fa sempre tendenza, ecco perché io mi sono vestito con il completino, con gilé e la camicia stirata, a mio modo di vedere ero punk. Il gruppo prima di noi ha suonato solo due pezzi perché il leader-cantante aveva perso il libro dei testi delle sue canzoni, la gente era avvelenata. Noi avremmo potuto suonare alle nove e mezzo senonché Melvin, il bassista di Arto, si è presentato come sempre in ritardo.
Dopo il concerto sono finito a casa di Andres, il tastierista-uomo dei suoni, con il batterista e due ragazze messicane e sono stato per venti minuti a cercare di ricordarmi il nome di Alvaro Mutis e altri collegamenti con la cultura latinoamericana. Poi sono andato a trovare altri amici in un champagne bar dove c’era Jason che mi ha detto che vuole fare causa a Diego per ragioni di soldi, era avvelenato con lui, poi con altri amici ha provato mezza pasticca di exctasy...
Stasera suoniamo a Hoboken, dove nacque Frank Sinatra.
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11. Il pedalino d'oro
Ieri la giornata e' iniziata con un piccolo incidente: Justin, il ragazzo che guidava il van (prestatoci da Paola Igliori, ex moglie di Sandro Chia) per portarci in NJ, ha fatto marcia indietro con lo sportello aperto e l'ha preaticamente divelto contro un camioncino. Piccolo particolare: in mezzo c'eravamo io, Arto e Gabe, il roadie che si e' un po' ferito alla gamba. Questo ha creato molto nervosismo aggiunto all'attesa spasmodica nel traffico pazzesco per entrare nel holland tunnel. Hoboken New Jersey e' una ridente cittadina che sembra un altro quertiere di NY ma e' incondibilmente New Jersey quindi considerato dai Newyorchesi sostanzialmente un bel po' burino. Il locale, Maxwell's, era tutto bello pulito con della gente cordiale e il soundcheck benche' in ritardo e' stato affrontato con grande serieta'. Il fonico era un pazzo, diceva a tutti, Arto compreso, cosa dovevano fare e esprimeva giudizi anche tra un session e l'altra.
Di ritorno il citta' per la cena sono andato con Alicia in un ristorante libanese vicino al Manhattan Bridge, molto economico ma molto piacevole e il cibo era buono. Questi posti sono oro in confronto a i chiassosi e pretenziosi ristoranti italiani...
Poi sono tornato a Manhattan per incontrarmi con la band e siamo tornati in NJ per il concerto. Per farla breve stavolta siamo stati bravi e c'era una bella atmosfera. Mi hanno detto che io ero molto sensuale on stage, e Arto mi ha detto che ho suonato molto bene, quindi ho fatto il mio dovere.
C'erano un po' di amici tra cui un simpatico tipo di Providence, Rhode Island, che ho conosciuto sull'aereo.
Vado a mangiare i pancakes da Melissa...
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12. Sono (davvero) stanca
ieri ero con Arto e l'ho forzato ad affrontare il delicato discorso dell'arrangiamento. Ha apprezzato alcune idee di quelle cassette suonate insieme (anche se ha detto che ogni tanto Riccardo va affogato in un lago - soprattutto quando faceva gli hit dell'orchestra). L'ho visto molto piu' disorientato sul Sale della vita. D'altronde in questo senso non posso dar torto a Dalla; Arto e' un grande ma non e' Quincy Jones. Ragazzi, non sara' facile... L'altro giorno ho cantato le due canzoni a un party dove c'erano solo musicisti e mi sembra siano piaciute, ho chiesto a uno se il Sale gli sembrava stantia lui ha detto no no, a me sembra piuttosto fresca. A me continua a suonare parecchio stantia...
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13. Giustizia
La giustizia non e' di questo mondo. E' come la geometria, una geometria morale. Il tempo e' ingiusto, e a-giusto, manca di giustizia oppure nel suo testimoniare lo scorrere delle cose fa da arbitro. Il tempo e' arbitro giusto perche' non e' altro che la propria regola di definizione in quanto tempo.La morte cade precisa sulla linea del tempo ed e' inappellabile. E forse ingiusto che sia cosi'? Sappiamo che e' inutile ribellarci, almeno contro la morte, ma non ci stanchiamo mai di trovare angoli bui in cui esercitare il nostro capriccioso senso di giustizia. Quando veniamo scoperti non possiamo far altro che dissimulare l'imbarazzo per la nostra codardia. Forse si puo' essere nel giusto soltanto cavalcando le onde del nostro esistere a testa alta, lasciando ad altri considerazioni sulla giustizia che non riguardino la relazione tra noi e e altri di noi, ma la relazione tra gli eventi e noi. Agire, agire, agire. L'agire ammette l'ingiustizia ecco perche' la riflessione sulla giustizia implica l'impossibilita' di accettare il presente, il presente nella sua liberta' e nella sua violenza. L'agire e' il senso del presente, e' lo slancio apparentemente slegato sia dal passato che dal futuro. L'agire non ammette riferimento. Insieme al tuo e' arrivato un messaggio di Matthieu in cui dice tra l'altro: "credo anche che questa sofferenza e fondamentale : se non avessimo entrambi i due desideri, quello dell'agire (della creazione) e codesto della vita (della contemplazione) beh non so, saremmo altre persone". Che tempo sarebbe senza passato e futuro? Che tempo e' senza presente? Cosa meritiamo noi se non ogni momento che viviamo? Meritiamo di considerarlo se gli diamo un riferimento, di modificarlo se riusciamo ad agire, di conoscer(e)(ci) se facciamo entrambi gli sforzi.
> La mia vita mi deve portare all'altezza della mia sofferenza?
O e' la tua sofferenza che deve portarti all'altezza della tua vita? {...}
>Se questo può servire come risposta a coprire la tua ironia meccanica su di un'altra Francesca accontenati.
Qui ti perdo. Cosa intendi per ironia meccanica? L'ironia degli eventi e' incontrare per strada a New York, Paolo Tamburella, l'organizzatore dell'ultima festa pariolina dove ti ho fatto il ritratto sul muro e dove ti sarebbe dovuto bastare il boccone amaro del tuo mal-amore.In questo momento siamo distanti, e a me manca l'amore, mi manca lo slancio verso qualsiasi oggetto del mio interesse, mi manca l'interesse, addirittura
l'amore per me stesso. Il fuoco non mi urla dentro e il freddo non punge sulla pelle. Dio e' stanco in me. Ironia meccanica e' come dire "acqua di acciaio". Il sangue scorre in pantofole. Tutto e' illuminato da una flebile lampadina giallastra. Non e' un assedio, e' una sedia male impagliata. Se tu sei un impalpabile arco di luce tra passato e futuro io sono un fossile che cerca la notorieta' in un museo.
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14. Piacere
Non e’ difficile finire nel nulla per chi ha sempre avuto la libertà di scegliere. Mi sento nullificato. E’ parte di un processo che non posso fermare.
Sono appeso, senza ragione apparente, tra un giorno e l’altro della mia vita. Posso fermarmi a riflettere sul perché io provi questo, o meglio non provi niente e non ho la spinta verso la realizzazione di alcunché. Mi è data la possibilità di fermarmi e io lo faccio, aiutato dall’indolenza verso ciò che prima mi sembrava irresistibile. Autodeterminazione, questa è la parola chiave. Non sono affatto autodeterminato semplicemente perché ci si determina delineando un percorso e identificando uno scopo. Non ho scopi tranne l’esistere consapevolmente, l’esperire per quello che mi è concesso dai miei sensi e dalla mia coscienza. Per anni ho trovato grande entusiasmo nel seguire il torrente in piena della mia voglia di libertà, che come un segugio perseguiva ogni possibile fonte di piacere. Qui bisognerebbe definire piacere nell’ampiezza del suo significato, dal piacere sessuale al piacere sensuale, dal piacere intellettuale a quello estetico. Il piacere si impara, e io avevo vissuto anni importanti della mia adolescenza senza identificare il piacere come elemento scatenante della mia presa di coscienza del mondo. Dai primi esperimenti di autoerotismo ho seguito un lungo percorso solitario fino quando mi è stato possibile provare piacere con un’altra persona, capire meglio perché attorno a me in molti stavano zitti ma sotto sotto seguivano il richiamo fisico dei sensi, alcuni lo consideravano qualcosa di cui non si potesse parlare, altri l’unico argomento di conversazione. Per me è stato un graduale sprofondare in queste acque, cominciando a uscire la sera, fare tardi, gozzovigliare, bere, fumare, innamorarmi e infine fare l’amore. Non è accaduto precipitosamente perché non ricordo una foga nell’ottenere tutto questo, quanto il muto bisogno di farlo per sentirmi vivo, anche attraverso la vita di chi mi stava vicino. Forse per la stessa ragione di imitazione ho cominciato a pensare di voler cantare le mie canzoni, come supremo piacere di comunicare le emozioni. Se questo può suonare normale lo è forse anche il parallelo scollamento con il senso del dovere, aggirato con l’aggiramento compiuto sulla figura di mio padre e sulla sua perdita di forza ai miei occhi.
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15. Preparativi
Mi sto riprendendo. Sara' la pazzia di Arto o il movimento sinuoso di questa citta' ma dopo due giorni di totale abbattimento sento che mi sta tornando la voglia di fare e bene. Ho fatto amicizia col figlio di Caetano Veloso, ci siamo spaccati dalle risate. L'avventura dell'opzione di Dalla non e' ancora finita, l'avvocato aveva preparato tutto e il manager di Arto si e' accorto che se avessi firmato Dalla poteva decidere di farmi fare un disco con Arto ma non essendo fissato un minimo di budget poteva costringerci a farlo con due lire. In piu' c'e' un'opzione editoriale che Arto preferirebbe venisse stralciata. Io non vorrei menargliela cosi' dura ma forse e' giusto cosi'. Stiamo lentamente lavorando anche sugli arrangiamenti, stiamo prendendo in considerazione l'idea del Sale della Vita senza chitarra o con il contributo della chitarra comunque ridotto.
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16. Nomi, vie, piazze, quartieri
È come se mi fossi accorto improvvisamente di essere a New York camminando per 2nd Avenue da 14th Street a Houston. La festa a cui ero andato la sera prima in Avenue A era a casa di due fratelli tedeschi mi aveva catapultato improvvisamente a Monaco nel 1974, anche perché un’ora prima Arto aveva messo il CD dell’Ennio Morricone tedesco, musiche tratte da film a cavallo degli anni 60/70.
Invece camminare su 2nd Avenue guardando le ragazze che non avrei mai i baciato aveva finalmente il sapore che io riconosco di New York. Mi sono anche accorto che per circa dieci blocks stavo camminando accanto a una ragazza che avevo guardato nel primo vagone del L train, bel viso truccato leggermente alla gotica, bruttissima postura, brutto impermeabile e scarpe anni ottanta/mary poppins.
Arrivato al Mars bar ho notato dei nuovi graffiti sul muro adiacente all’entrata, stavo per andare a controllare se ci fosse Bill ma poi ho deciso di tirare dritto, tentenno, ma si fammi vedere se c'è Bill, torno indietro e quasi mi scontro con Bill che mi sta venendo a chiamare. Ordino la mia solita Becks Dark a Dawn, quella ragazza che mi sembra di aver raccontato è stata sfregiata di notte da un pazzo.
Propongo a Bill e al suo amico Adam di venire al Tonic, dove Arto ha una performance con Christian Marcley, un artista e nel contempo DJ.
Bill e Adam decidono di restare e io riprendo il mio cammino.
Attraverso Houston e approdo nella East Lowery Side che di Sabato sera è notoriamente popolata di giovani che paragonati a Roma sarebbero si potrebbero definire pariolini. Con passo cadenzato metto la mia testa nell’obbiettivo di una videocamera che sta riprendendo un incrocio di Ludlow Street attraverso su Rivington e approdo finalmente a Norfolk dove è situato il Tonic. Ho l’entrata e non hanno ancora cominciato. Non c'è nessuna faccia conosciuta, una ragazza mi guarda e mi chiede se sono Laurent, io gli rispondo di no.
Dopo un po’ vedo reintrare Arto che mi dice che ho just missed la sua amica Elisa di Torino (che stara’ da lui per qualche giorno). Parlo in po’ con Arto interrotto da chi arriva a salutarlo e intanto Marcley comincia insieme a un altro DJ. Non si tratta di materia danzante ma più’ di atmosfere rarefatte e echi del passato trattenuti su vecchi supporti vinilici (alcuni dischi sono composti da quattro frammenti di dischi diversi e hanno un effetto molto interessante). Poi Arto va in scena con la sua chitarra da rotaia; infine Shelley Hirsch, cantante, che tra tutti è quella che mi ha colpito di più per le sue incredibili capacità di improvvisazione. Qualsiasi fosse il tipo di musica lei in mezzo secondo riusciva a calarcisi dentro con la melodia, il timbro e la ritmica giuste. Ogni tanto però sembrava una pazza che urlava dalla finestra di un sanatorio e Arto la guardava attonito e sebbene percuotesse la sua chitarra come un epilettico appariva al confronto un timido chierichetto.
Alla fine, quando avevano già iniziato a suonare Dougie Bowne, Ray Nathanson e un vibrafonista molto bravo, ho approfittato del passaggio sul taxi di Arto e mi sono fatto lasciare vicino a Union Square dove sono sceso a prendere il treno L per Williamsburg. Ho riaperto dove avevo messo il segnalibro per continuare il libro tibetano dei morti quando mi sono sentito chiamare da Kathy e Melissa che erano appena uscite dal cinema.
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17. Tentacoli
Cara Francesca, mi sono appena svegliato, ho la febbre alta. Ho sognato che stavo dipingendo sul tuo corpo, la figura che piu' ricordo e' una specie di piovra o calamaro gigante. Tu mi dicevi che non so chi sosteneva che sul corpo sta bene solo l'astratto. Io ero convinto di quello che stavo facendo e definivo meglio i contorni dei tentacoli (mi ricordo erano viola). Poi tu ti stancavi e mi mostravi la gamba che avevi dipinto da sola, erano figure geometriche ridondanti (un po' alla Escher) colorate. Rimanevo colpito dai colori erano molto vividi e pensando al mio stile ammettevo di non avere abbastanza tecnica per dipingere sul corpo, i miei colori erano molto piu' opachi dei tuoi. Tu controllavi e trovavi infatti delle imperfezioni nella parte dipinta da me.
Mi ricordavi che dovevamo mangiare in fretta perche' tu dovevi tornare a Roma, anzi dovevi andare non so da chi in un paese di nome Gallano o Galliano. Eravamo nella stanza di mio fratello io mi sdraiavo sul letto e facevo il muso dicendoti che non sopportavo tu pretendessi che ti accompagnassi li'...
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18. Febbre
Ciao, sono malato a letto con la febbre e l'orecchio gigante. sabato cominciamo a registrare, domenica devo cantare. stavo per andare all'ospedale ma alla fine un'amica mi ha fatto avere un antibiotico. si sono mobilitati tutti al mio capezzale. ora finalmente posso dirti la verita': ohh...
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19. Dolore
La mia testa e' un campo di battaglia, un mattatoio, sento dei colpi di scure abbatersi dentro. Qualcuno sta tirando con violenza il mio padiglione auricolare con una morsa o delle pinze. Il capo penzola nel vuoto, vedo mille lame scintillare sotto di me. Questa e' una vera e propria esperienza di dolore come non ne avevo da tempo. Ieri sera ho preso l'antibiotico pensando che sarebbe tutto gradualmente migliorato nel corso della notte. Invece eccomi qui insonne con l'unico sollievo di comunicare a te cio' che sto provando. A intervalli regolari delle fitte mi perforano il canale auricolare, come se qualcuno vi infilasse con una lentezza diabolica un attizzatoio medievale. La mia mandibola si incastra contro il rigonfiamento sordo attorno l'orecchio. E spero ancora di non dover andare al pronto soccorso, spero che siano gli ultimi colpi di coda dell' infezione.
Sto vivendo giorni appeso a idee flebili, e sono ancora disorientato. E' vero che trovo in questa di citta' l'entusiasmo da visitatore che non vuole mai cedere all'abitudine, un piacere dell'occhio che accarezza l'ordine fotografico delle cose, la sorpresa di un immagine che si descriva da se' nella sua nitidezza.
In ogni momento mi potrei trovar davanti un binario morto o la strada spianata verso cio' che voglio e che non so.
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20. Contorni
Ieri mi e' venuta la febbre e sono stato tutto il giorno a letto, ho telefonato un po' a tutti per chiedere dei consigli. Kathy e' uscita prima dal lavoro e voleva portarmi in ospedale. Arto era disponibile a pagarmi la visita. Diego mi ha segnalato il suo medico. Duccio stava cercando una sua amica che e' sposata con un dottore. Infine Berenice che non fiinira' mai di stupirmi - ha rimediato un antibiotico molto potente (una sua amica l'aveva preso la settimana prima) - e la mia amica Melissa e' passata da lei a prenderlo. Si e' presentata da me con la medicina e una sporta piena di mangiare e dolciumi impacchettati sempre da Berenice. La febbre si era abbassata e l'orecchio sgonfiato. Pensavo che tutto stesse per risolversi quando andando a letto mi e' scoppiato un gran mal di testa mischiato a uno dei dolori piu' lancinanti mai avuti, proprio all'imboccatura del canale auricolare. Non ho quasi chiuso occhio. Ora ho trovato sollievo con l'aria calda dell'asciugacapelli. Mi sa che domani mattina mi tocchera' di andare dal medico, Berenice e' in trattamento proprio da un otorinolaringoiatra.
Per quanto riguarda il demo abbiamo mandato a Dalla il contratto (te lo mando in attachment) e aspettiamo che ce lo rispedisca controfirmato. Arto aveva fissato lo studio per sabato e domenica, non so se ce la faro' ma mancano ancora tre giorni. Non sono demoralizzato bensi' spiazzato, avevo forse temuto qualcosa del genere ma di fatto non me lo sarei aspettato, soprattutto provare un dolore cosi' forte. Adesso va meglio perche' ho preso un Advil, non avevo scelta. Le cose stavano andando abbastanza bene, il padre di Kathy mi ha prestato una bellissima chitarra acustica, Vinicius Cantuaria si e' detto disponibile a suonare gratis e tutti sono molto eccitati riguardo questa registrazione. Non so come Ady si inserira' in tutto questo ma credo che sara' una bella esperienza anche per lui, comunque. Gli arrangiamenti sono ancora un po' per aria, soprattutto il Sale della Vita che Arto dice di non avere ancora inquadrato.
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21. Sale di attesa
Oggi ho vissuto una giornata entusiasmante, in un certo senso. Ho deciso finalmente di andare a farmi visitare l'orecchio e fortunatamente ho trovato il posto giusto, the New York Ear and Eye Infirmary. La visita costa $91,50 ed e' considerata economica qui in America. Ovviamente ho passato due ore in sala d'aspetto tra madri e bambini ispanici piangenti, una coppia di russi, una di iraniani, famiglie di afroamericani, madre figlia e nipotina cinesi, un ebreo insofferente di nome Golberg e un vecchio prestigiatore di nome Zeliger che si esercitava davanti a me facendo ventagli con le carte.
Arrivato il mio turno sono stato chiamato da un otorinolaringoiatra orientale che senza tanti fronzoli mi ha fatto sedere e ha cominciato a controllarmi su per il naso. Alche' gli ho detto guarda che sono venuto per l'infezione all'orecchio, lui mi dice che poi si sarebbe occupato anche di quella ("ma tua madre non ti ha mai detto di non usare i cotton fioc?") ma era divertito da cio' che aveva trovato nella mia narice destra, e cioe' un polipo. Mi ha detto: "ti scaccoli vero? E' meglio che confessi". Mi dice che me lo puo' asportare subito. Un momento, un momento, cerco di spiegargli la situazione, che devo registrare e che sono a corto di soldi. Lui mi dice che si puo' fare subito, e' cosa da poco, non costa niente e che poi respirero' meglio. Intanto mi infila una specie di compressa imburrata di vaselina nell'orecchio irritato; per un momento e' come se il mio cervello venisse trafitto dalla freccia scagliata da uno sbadato Guglielmo Tell, non ho potuto trattenere un urletto seguito da un poco formale "fuck!".
Non c'e' tempo da perdere, mi porta in un altro ambulatorio dove c'e' un suo collega e gli spiega la situazione. Il tempo per farmi firmare una liberatoria e sono gia' dentro la mia narice, l'uno spiega all'altro cosa deve fare mentre mi consiglia di non guardare "nessuno trova piacevole guardare un ago che gli va su per il naso...". L'operazione dura poco, giusto il tempo di andare a pescare, con delle speciali forbici ben affilate, la radice del polipetto su per il mio naso, dolore in questo caso poco, come l'estrazione di un dente. Il primo medico appare divertito e io sono abbastanza disorientato. Mi fa vedere dentro un vasetto il mostriciattolo che avevo nel naso, lo portera' in laboratorio. Mi dice che vuole rivedere come sono messo il prossimo sabato e mi prepara un foglio che mi permettera' di tornare senza dover pagare di nuovo il ticket (diciamo che si tratta di una manna).
Esco fuori tenendo il naso in su, con un po' di sangue che mi cola sul labbro e vado a prendere le medicine prescrittemi presso la farmacia interna dell'ospedale. Il tizio che mi serve ha un accento che mi suona familiare, gli parlo in italiano e mi risponde. Chissa' cosa ci fa un italiano italiano al banco della farmacia dell"eye and ear infirmary... Comunque non mi ha fatto pagare le gocce per il naso dicendomi che e' il massimo di sconto che mi poteva fare (in compenso ho dovuto poi sganciare $60 per lo spray decongestionante).
Ora sono a casa e la mia testa e' ancora una palla da bowling, la narice e l'orecchio destro sono i buchi per infilarci le dita.
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22. Umiltà
Ieri ho sofferto come mai, e mi chiedevo proprio se quel dolore potesse provocare quell'eccitamento di cui parlavamo, ma no,no. Pero' fa pensare e rende umili. Questa mia infezione all'orecchio sembra legata alla liberazione attraverso l'udire del libro che mi hai prestato. E' un'altro appuntamento dopo la vena turgida sul mio pene pentito. Ne parlavo al telefono dalla sala di aspetto a un mio amico pittore, Jonathan, il quale ridendo mi ha detto che sua madre non smette mai di parlare di quel libro, non so se sia un'esperta di discipline orientali... La prima cosa che mi ha molto colpito e' la sospensione del bardo, il superamento di ogni dualismo. Non so se io sto sfiorando quasi quello stato o e' solo la paura di trovarmi dove i venti infuriano. Provo una strana serenita', forse il sollievo per uno scampato pericolo, forse quell'ingenuita' rispetto al futuro tipica dei bambini. Le donne, le donne, come sono belle ancora, come alle volte vorrei sfiorare certe guance, baciare certi colli, ma mi defilo senza soffrire come un tempo; mi devo anche assumere delle responsabilita', soprattutto di amico, con Kathy che mi sta accudendo come una mammina, e nei confronti di chi mi sta aiutando e di me stesso. Lottare contro la Vanita'. Sembra piu' difficile invece in questa citta' mi sento piu' forte.
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23. Industria
Un mio amico israeliano ieri mi ha chiesto come fa uno che viene da un paese bello come l'Italia ad amare la periferia di Brooklyn, le fabbriche abbandonate e il cielo aperto su mattoni bruniti e acciaio arrugginito...
Oggi in studio come al solito e' intervenuto lo spirito nella macchina. Melvin Gibbs non figurera' come bassista ma anche come programmatore della batteria elettronica. Abbiamo cominciato con il Sale della Vita, e dopo lunghi smanettamenti con un sync che non funzionava, ho suonato e cantato su una traccia che credevo fosse soltanto una guida visto che e' il classico beat anni ottanta pum-pum-ta pum-pum-ta'. Quando ho scoperto che era la batteria definitiva ho cominciato a rompere i coglioni a tutti che il pezzo non mi piaceva, anche perche' le tastiere che Peter Scherer continuava ad aggiungere lo avevano tramortito e il basso ta ta - ta ta di Melvin gli ha dato il colpo di grazia. Ho detto a Melvin che erano anni che io e qualcun altro si era scommesso per cosa ci avrebbe suonato e lui in barba a ogni aspettativa ci suona la parte piu' semplice (e noiosa detto tra noi) del mondo. Arto non mi ha dato ragione fino a stanotte alle tre quando ha detto: I mean you are right, it's not happening...
Domani e' un'altro giorno. Fortunatamente oggi abbiamo fatto una versione di Sono stanca che e' veramente bella, la drum machine di Melvin e' 100% R&B, il suo basso colpisce al punto giusto nei versi e gruva nel ritornello mentgre le tastiere sono incredibili, una specie di mellowtrone del duemila. Ho suonato la solita chitarra e ci sta benissimo. Siamo tutti molto contenti, il pezzo e' praticamente pronto, devo solo ricantarlo.
Col budget che abbiamo a disposizione (ancora non coperto da quella famosa ditta bolognese) non possiamo permetterci altri passi falsi. L'atmosfera e' grandiosa, io sono felice e gli altri amano le canzoni. Io ho imparato a dire la mia senza rendermi troppo odioso e mi sembra di essere rispettato. Arto come sempre ascolta e pensa, pensa e parla, con molta calma e leggerezza.
Domani dovrebbe venire Vinicius per aggiungere chitarra e percussioni, sara' bello, lo sento.
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24. Tutte le salse
Che giorni memorabili! Ho deliberatamente deciso di non fare fotografie anche se avrei voluto immortalare i momenti piu' significativi nelle registrazioni, poi mi son detto che non sono un giapponese. Mi sono commosso mentre guardavo Vinicius suonare il pandeiro (una specie di tamburello) sul Sale della Vita, sentiste come suona... Sono Stanca e' veramente un capolavoro, anche li' Vinicius ha aggiunto il surdu, ora tocca a me cantarla bene. Abbiamo stravolto il Sale della Vita, non so se mi piace ma forse solo perche' non suona piu' come una volta. Ieri ci ho suonato una seconda chitarra che e' piaciuta a tutti (anche se ci ho messo quasi un'ora per suonarla come si deve su tutto il pezzo), Melvin ha cambiato il basso anche se non mi convince tuttora (tra me e' Melvin c'e' un'aria di simpatica burrasca), e Peter ha trovato il campione giusto. La cosa piu' assurda per me e' il fatto che in uno studio come questo, vecchia generazione dove si registra ancora su nastro, si debba suonare ogni cosa per tutta la durata del pezzo, col digitale tutto e' diventato piu' semplice ma dicono che il digitale non suona ancora cosi' bene.
Arto dice che mi faccio venire sempre troppi sensi di colpa, che tutto sta andando al meglio.
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25. Thanksgiving
Domani e' Thanksgiving, una ricorrenza americana, molto americana. Tutti parlano di tacchino ripieno o affini e mi chiedono se ho impegni per domani.
La mia amica Berenice ha la polmonite. Sono stato all'ospedale a trovarla. Il Roosvelt hospital e' un edificio elegante, la hall e' molto spaziosa, ci sono sei ascensori tra cui uno che di sabato si ferma automaticamente a ogni piano (per gli ebrei ortodossi). Io non sapevo che fosse stata ricoverata perche' in questi giorni ero in studio, e mi sono preoccupato per lei. L'ho trovata avvolta da sette-otto tubetti ma in un buono stato. Mi ha raccontato che non sentandosi bene aveva deciso quasi per caso di passare a farsi vedere in ospedale. Dopo qualche controllo l'avevano ricoverata. Il medico le ha detto: ma perche' non si e' fatta vedere prima? e lei: perche' stavo cosi' male che non mi andava di uscire di casa. Il medico: ma quando si ha la febbre si chiama il medico, lei: io mica ho la febbre! Invece il termometro segnava 102 gradi Farenheit (38.9 centigradi). Berenice credo che abbia gia' compiuto 84 anni.
Alla stazione della metropolitana di Columbus Circle ho visto un DJ che avevo gia' incontrato a una festa con Arto. Ho pensato che non fosse il caso andare li' e dirgli ciao, anche perche' non si sarebbe ricordato. Sono sceso giu' e ho preso la linea A fino a 14ma. Ho telefonato a Arto per dirgli che avevo ritirato il dat con le due mie canzonima Arto non c'era. Sono corso giu' a prendere L train e l'ho preso al volo. Sceso a Bedford ave a Williamsburg decido di farmi una fetta di pizza di brooklyn da Joe, un ispanico iperattivo (fa scivolare le suole delle scarpe sulla farina per muoversi velocemente dal forno al bancone) che chiama tutti "hey boss" (io pensavo che mi riconoscesse e mi chiamasse boss invece fa cosi' con tutti). Entrato nella pizzeria mi volto e dietro di me c'e' il DJ. A quel punto mi sono presentato e abbiamo fatto amicizia.
Faccio sempre degli incontri sul treno. L'altro ieri guardavo una ragazza cercando di capire se mi piacesse veramente. Quando e' salita sul treno (io ne aspettavo un altro) mi ha sorriso, io ero talmente imbarazzato che ho fatto il vago. Ieri sono tornato nella stessa stazione alla stessa ora, vedo due gambe che scendono le stesse scale, controllo se e' lei... No ma e' la donna che avevo visto fare la fila con il marito (lui cieco, entrambi russi) all'ospedale dove sono andato a farmi vedere qualche giorno prima...
Oggi quando sono andato a prendere i dat sono passato anche da Andres Levin (quello che suona le tastiere con Arto) che sta producendo una cantante messicana molto brava. Lui e' il produttore del momento, tutti lo cercano, da i Madredeus a David Byrne. Ho conosciuto Chris Whitley, un cantante folk-blues che mi piaceva molto qualche anno fa, ma non mi ha fatto un'ottima impressione. Si e' tagliato i capelli e sembra una donnola, con i denti cortissimi e neri e gli occhi lucidi e torbidi. Soprattutto mi sembrava ipocrita, quando annuiva e fingeva di essere interessato al resoconto climatico messicano che Elly gli stava facendo. Le canzoni arrangiate da Andres con il computer suonano davvero alla grande, campionamenti geniali, loop di batteria ultramoderni e io malgrado tutto mi sono fatto piccolo piccolo e ho sofferto in silenzio.
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26. Cataclismi
Anche oggi mi sono svegliato dopo aver fatto un sogno lunghissimo ispirato dal film Godzilla (che non ho ancora visto). Benche' io abbia deciso di non bere mi sembra di svegliarmi alcune mattine come se dovessi smaltire una sbornia. Anche oggi e' una bellissima giornata, non credo di ricordare un Novembre piu' sereno e mite di questo, neanche in Italia.
Il giorno del ringraziamento e' alle spalle, ieri notte eravamo a casa di Andres Levin quando ho fatto sentire a tutti il demo e min sarei buttato dalla finestra. Poi ho pensato di scaricare la base sul mio registratore e di rifare la voce, pensiero folle lo so, ma ho proprio paura di mandarlo in Italia.
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27. The Killing
Ieri sera benché Kathy andasse a Manhattan a festeggiare con altri amici il compleanno di Bernadette, io ho deciso di non uscire, anche perché non mi diverto a stare tra gente che sostanzialmente non fa altro che bere, fumare e parlare di argomenti che non mi interessano. L’ho accompagnata a dar da mangiare ai gatti di Melissa, poi fino alla fermata del treno e li’ abbiamo incontrato Alice. Comunque ci siamo salutati e io sono andato ad affittare un film, ho scelto the Killing, uno dei primi film di Kubrick di cui non sapevo niente. Tornando verso casa nel silenzio della periferia sono stato accarezzato dal profumo della benzina unito all’aroma di spezie che c’e’ in North first e a un crescente odore di cartone bruciato. Tutto era perfettamente tranquillo e ho avuto quella eccitazione erotica che si ha pensando alla libertà di essere momentaneamente padroni del proprio tempo e delle prossime ore. Il film mi è piaciuto molto: ha una struttura sceneggiativa da cui hanno sicuramente attinto Tarantino e i fratelli Coen, il soffermarsi quasi arbitrario su alcuni particolari lungo lo svolgersi della vicenda unito alla freddezza descrittiva dei personaggi inconfondibile dello stile di Kubrick.
Collegandomi a Internet per controllare la posta ho dovuto frenarmi dal ricongiungermi con gli spiriti dei siti pornografici e delle finestre di cybersex, come qualche mese fa come Ulisse vicino agli scogli delle Sirene sulla via Tiburtina. Come è difficile rinuniciare alla piccola grande felicita’ di un istante di piacere. Il piacere puro e’ proprio quel piacere nostro intimo che non comunichiamo con nessuno, come se ci inginocchiassimo umili all’altare di Dioniso quando sentiamo di poter chiedere ristoro.
Entrando nel letto, nell’attesa per il ritorno di Kathy, ho cominciato ad accarezzare l’idea di un’altra libertà : il soggiorno a casa di Arto a partire da domani. Ho ripercorso nel mio futuro incontri sessuali di vario tipo, dalle amiche di sempre, a nuove conoscenze o addirittura lo spettro inebriante dell’amore a pagamento. Anche qui non mi sono lasciato trasportare fisicamente. Ho aperto il Village Voice e ho letto gli annunci Women seeking Men immaginando appuntamenti poco entusiasmanti con ragazze bassine a parlare di niente pensando se vale la pena portarsele a letto.
Finalmente ho preso sonno ma mi sono svegliato almeno tre volte per vedere se Kathy era tornata.
Quasi alle sei di mattina la sento entrare sotto il piumino. Le chiedo se sia andato tutto bene e lei nervosamente mi dice di dormire e che mi dispiace di avermi svegliato. Io le chiedo se si è divertita. Lei mi risponde che ha esagerato. Mentre le chiedo se ha bevuto mi accorgo che continua a battersi la lingua sul palato. Non ha solo bevuto. Le chiedo se si e’ drogata e mi risponde che ha assunto dosi considerevoli di una certa polverina insieme ad altri amici comuni. Ha ballato vorticosamente con un 22enne texano con cui ha pomiciato nel bagno poi tornando a casa nel taxi ha sniffato ancora insieme a Bill, si sono baciati e lui l’ha invitata da lui ma lei ha rifiutato...
In quel momento il sonno mi è passato e ho cominciato a passarmi come lei la lingua sui denti, poi mi sono alzato e sono andato a guardarmi nello specchio del bagno.
Tornando verso la stanza ho deciso di baciarla in bocca dicendole che così avrebbe fatto il record di uomini baciati nell’arco della stessa notte. La sua bocca era fresca, la lingua incredibilmente asciutta, resistevo a malapena al forte odore di lime che si usa nei drinks qui in America.
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28. Ultimatum
Di solito le cattive notizie arrivano piu' in fretta di quelle buone, ma non so ancora se la seguente rientri nella categoria delle cattive notizie. Il demo non solo non e' stato apprezzato ma allego in sottostanza l'intero giudizio su di esso con seguito "giuridico". Io sono sereno perche' in primis non sono soddisfatto neanche io ma sono contento di averci provato, magari un po' meno di essermi fidato eccessivamente di Arto, no ma anche quello e' comprensibile, bisognera' pur imparare dagli errori e gli errori vanno fatti. Sto pensando a tre possibili scenari futuri. 1) Continuo a riferirmi ad Arto con la possibilita' di vendere il nostro pacchetto ad altre case discografiche. 2) Torno tra le mani medianiche di Lucio abbandonando New York e arti lindsei. 3) Prendo in mano la situazione una volta per tutte e mi faccio un protodisco autoprodotto come lo dico io, dove lo dico io, con il mio 8 tracce e poi vendo l'operazione a chi di dovere. Sara' che ho dormito poco ma mi sembra anacronistico commettere atti irresponsabili o mollare tutto (come nei film il protagonista che abbandona la vita di prima, per otto anni fa il commesso in un negozio poi improvvisamente..), adesso mi sento piu' in ballo di prima. Non vedo neanche altre opzioni perche' a questo punto non credo sia piu' il caso di andare a scovare un'altro mostro sacro che traduca le mie intenzioni musicali senza poi farmele accettare. In questo senso non esistono George Martin senza Beatles.
Devo ancora parlare con Arto. Mi sento forte, anche qui probabilmente si tratta di nervi ma faro' del mio meglio. Credo di avere soltanto qualche problema con i testi delle canzoni... Ma anche li' sento di non poter delegare. Sono bene accetti consigli e impressioni a caldo.
xxx
Gabriel
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A: gabriel@just.mix.it
Oggetto: artomistereo
Caro Gabriel, ho ricevuto mezzora fa il dat e dopo averlo ascoltato da solo l’ho sentito con Marcello e Massimo e poi con Stefano e cinque minuti fa con Ron perché volevo avere le impressioni più diverse e sopratutto non volevo essere io a dare un giudizio visto che sono lo sponsor di tutta questa strana vicenda.Prima di parlarti delle loro impressioni debbo farti una domanda che anche se ti sembrerà paranoica a me sembra pertinente e legittima: hai fiducia in me o anche tu come altri hai dei dubbi sulle mie possibilità “mentali” e musicali? Te lo chiedo sinceramente perché l’impressione sentendo le due canzoni che Arto o chi per lui non si fidino di me e mi abbiano mandato un mix parziale in modo che io,da perverso discografico,non lo possa, preso da delirio realizzativo,pubblicare. Se fosse così sarebbe ancora divertente e non offensivo ma aprirebbe un capitolo inquitante sulla vostra lucidità e sulla indubbia supponenza di Arto così occupato a valutare come capolavori tutte le imbarazzanti situazioni musicali che crea. Non posso assolutamente pensare che in due giorni di studio non si faccia più di un rullante con una chitarra acustica neanhe ben gegistrata e percussioni quasi dilettantistiche. Sento ogni tanto qualche suono di tastiera ma è praticamente indecifrabile e,in ogni caso e con tutta l’attenzione possibile, non riesco a capire quasi niente. Questo rende tutto più difficile. Come facciamo a decidere tranquillamente se questa è la strada giusta e se tu ti identifichi in quello che avete fatto io posso tranquillamente dirti quello che penso e che forse ti immagini ma ritengo che debba essere tu a prendere una decisione naturalmente parlandone con qualcuno che sia del mestiere e che ti possa dare un parere sincero fuori dal contesto di Arto e dei suoi fanatici.Non puoi neanche dimenticare che nel caso che fosse la Pressing a pubblicare il disco lo farebbe in Italia e che anche se i mercati ormai si assomigliano l’Italia non è N.Y e comunque tu non sei Lou Red e soprattutto le tue canzoni anno un segno abbastanza precisoe tu devi tenerne conto. L’impressione che hanno avuto gli altri ascoltando le songs è stata educatamente riduttiva anche se Ron non voleva credere che si trattava di un lavoro realizzato in studio, in America e coc dei musicisti e non dei dilettanti. Credimi fratello lungi da me l’intenzione di fare dell’ironia non sono il tipo e dovrei farlo sopratutto nei miei confronti quindi ti prego di capire che ci troviamo tutti e due in una situazione difficile da uscirne bene,vorrei essere più lucido o meglio più categorico ma non ho tutti gli elementi sufficenti per esserlo, anhe perché so che debbo prendere una decisione e il più in fretta possibile e non so cosa fare........ consiliami tu, scrivi per la prima volta finalizzando i tuoi interessi al punto di essere lucido e spietato oltre con te tesso anche con chi ti è vicino. Nel frattempo,come da contratto,manderò gli altri soldi nella speranza che mi vedano finalmente non come un mediocre e truffaldino discografico latino ma più come un martire della resistenza.
Finalmente sono riuscito a parlare con Arto, mi ha chiamato dal Brasile e gli ho un po' delineato quali erano le reazioni di Dalla e le sue possibili intenzioni. Arto e' trasalito come non mai e mi ha detto che non vuole piu' avere a che fare con Dalla e che io devo decidere tra uno e l'altro. Ho cercato di mediare ma non sono stato abbastanza bravo. Arto ha detto che non avrebbe mai al mondo rimesso le mani sulle canzoni per compiacere Lucio. Gli ho ricordato che io stesso non ero soddisfatto del demo e che fare qualche ritocco non avrebbe guastato. Arto mi ha detto che non ci sono piu' soldi e che e' disponibile a trovare soluzioni alternative per modificare questi arrangiamenti e per lavofrare sui nuovi i pezzi a patto che non si tratti piu' con la casa discografica di Dalla. Sembrava irremovibile, ne ha fatto una questione morale non accettando che il rifiuto del demo e' stato motivato su basi di professionalita'. La cosa piu' pesante per me e' l'ultimatum, di cui si e' scusato, ma "questa e' la vita", ha detto, "non ho nessuna intenzione di continuare a farmi umiliare da Dalla". La cosa divertente e' che entrambi non si sono sentiti rispettati dall'altro. E' chiaro pero' che Dalla se l'e' presa di meno anche perche' da un certo punto di vista ha il coltello dalla parte del manico. A questo punto e' anche possibile che non dia ad Arto i secondi $3,000 e Arto dovra' pagare di tasca sua lo studio visto che quello stupido del suo manager ha pagato i musicisti con i primi $3,000. Dalla sostiene che con $6,000 si poteva fare molto di piu', e' anche vero che Arto ha promesso al solo tastierista $1,000 (ed e' l'unico errore che lui ammette di avere fatto). Dal canto mio gia' ieri ho pensato che avremmo potuto spendere di meno o meglio quei soldi, ma avevo anche sperato che lo studio e i musicisti facessero la differenza. Arto ora vorrebbe far sentire il demo alla casa discografica di Caterina Caselli, io non so se e' una buona idea...
Ora mi trovo a dover decidere considerando che: 1) Non sono contento del primo reale frutto della mia collaborazione con Arto e non condivido alcune delle sue scelte. 2) Dalla ha l'abilita' di farmi credere sempre disponibile ad aiutarmi ma anche se mi ha dato i soldi (che per lui non sono niente) ci ha messo i bastoni tra le ruote, senza contare che non ci ha rispedito l'opzione firmata che in un certo senso ora e' carta straccia. 3) Entrambi credono in me ma vogliono sottrarmi dall'altro, entrambi non credo che siano in condizioni di promuovere la mia musica. Ad Arto ho detto che vorrei decidere sulla base del prodotto, che vorrei poter mandare a Dalla a quel paese avendo in mano un prodotto di cui sono contento. A Dalla ho chiesto di sentire ancora i miei pezzi e indicarmi una strada alternativa ( ma so che l'altalena con lui potrebbe andare avanti per anni).
Il mio cuore mi dice, anche perche' trovo sgradevole decidere tra l'uno e l'altro, di prendere le distanze da entrambi. E' una scelta molto difficile.
Autoproduzione e' un'idea che mi solletica, ora devo anche decidere dove lavorare (se qui o in Italia).
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29. Conforto
Dunque, stamattina sono andato a cercare conforto nel mio amico Jason il quale di certo mi ha rasserenato. Oggi e' stata una giornata talmente calda che la gente girava in maniche corte, c'era un bel sole e un odore ne' primaverile ne' autunnale, tutto sembrava sospeso come in una fotografia a colori degli anni sessanta . Grazie a Jason ho realizzato che non conviene mollare entrambi i treni ma solamente alleggerire la presenza di Lucio (che non ha mai avuto un atteggiamento risoluto/risolutivo nei confronti della mia musica) e aspettare il ritorno di Arto per pianificare nuove possibilita' produttive e i ritocchi necessari agli arrangiamenti delle due canzoni per renderle piu' consone al mio stile. La paranoia per il giudizio di Dalla non e' certo il miglior modo per lavorare sui miei pezzi. I contatti che ho qui mi danno una ragione in piu' per rimanere. Andres Levin si e' reso disponibile a lavorare un paio di giorni sui pezzi cambiando il missaggio e aggiungendo dei campioni. Jason andra' via per tutto il periodo delle festivita' e mi ha offerto di stare da lui. Dovro' delineare con Arto una nuova strategia mantenendo dal canto mio la porta aperta con Dalla (non sono obbligato a dirgli che continuero' a lavorare con Arto ne' a tornare in Italia se non ci sono proposte fattuali da parte della sua casa discografica) smettendo di riferirmi a lui come unico referente discografico italiano. Non voglio fare guerre, non voglio creare inimicizie, voglio soltanto creare le migliori condizioni per proporre le mie canzoni.
Credo che le cose cominceranno a girare per il giusto verso.
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